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PRESENTAZIONE


Saluzzo è una piccola, affascinante città in provincia di Cuneo, dove le valli del Monviso si aprono in una pianura ricca di frutteti. Capitale di un Marchesato quattro volte secolare, ha conservato pressoché intatto nelle soluzioni urbanistiche di fine '400 il centro storico, disteso a ventaglio sulla collina e in origine racchiuso da una duplice cerchia di mura. Sovrastato dall'imponente Castiglia, il borgo è tutto un susseguirsi di viuzze acciottolate, ripide gradinate, chiese, ed eleganti palazzi nobiliari con logge e altane, raccolti attorno a giardini nascosti.
Nella città e nel suo territorio, splendide testimonianze d'arte, d'artigianato e di storia, dovute alla committenza della corte tardogotica dei Marchesi, degli ordini monastici e della Diocesi (assegnata a Saluzzo nel 1511), tracciano itinerari di sicuro interesse.
Saluzzo è inoltre uno dei più esclusivi centri italiani dell'antiquariato, del mobile d'arte e del restauro. Anche l'artigianato del legno e del ferro vanta una tradizione plurisecolare, continuata da botteghe a dimensione familiare e valorizzata dalle annuali Mostre di Antiquariato (maggio) e di Arredamento (settembre).

STORIA E DESCRIZIONE DELLO STEMMA Di SALUZZO
Stemma: troncato di azzurro e d’argento alla lettera gotica S d’oro attraversante, col capo del littorio: di rosso (porpora) al Fascio Littorio d’oro circondato da due rami di quercia e d’alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Corona marchionale (dall’atto di concessione del 1930).
Le prime attestazioni dello stemma risalgono al XV secolo: nel 1466 compare sui capitelli e sulle mensole del chiostro del Convento di San Giovanni, negli stessi anni l’arma fu inoltre dipinta sul soffitto dell’antico Palazzo del Comune in Salita al Castello. Dal 1860 lo stemma di Saluzzo è insignito della corona marchionale.
Verso la fine del XVIII secolo in alcune attestazioni la S dello stemma è sostituita da due delfini ricurvi in senso inverso; il primo a introdurre il mutamento, motivato essenzialmente come vezzo artistico, è stato il celebre tipografo Giambattista Bodoni nella Chronotaxis dei Vescovi di Saluzzo, edita a Parma nel 1783: i due delfini combaciano direttamente con le mascelle inferiori nel centro dello scudo, torcendo il corpo l’uno a sinistra e l’altro a destra; quello che campeggia sul campo azzurro è di color argento, l’altro posto sullo scudo argento è invece di colore azzurro.
Dal secolo XIX entra in uso negli atti civici lo stemma dei delfini, raffigurati per lo più di colore oro, ma vi è introdotto il pomo, morsicato da entrambi.

ORIGINE

DEL NOME DEL COMUNE
Sull’origine del nome “saluzzo” sono state avanzate varie ipotesi.
Forse il toponimo non è etnico e la località può aver preso il nome ai tempi dell’invasione longobarda da Sáles e Hütten (capanne) da cui il volgare Salusse (plurale è il nome latino Saluciae, Saluciarum). Il Professor G. Gasca Queirazza, riferendosi all’illustre linguista Giandomenico Serra , mette in relazione “Saluzzo” con il termine “Sala” , nome germanico che indica uno stanziamento di persone. Di qui il termine diminutivo Salucula..
Altre ipotesi fanno derivare il termine “Saluzzo” dal nome latino Sallustius…oppure da “Aquae salutiarum”,  riferendosi a una non precisata fonte di acque particolarmente salubri.

EPOCA DI FONDAZIONE
Sconosciuta.  L’esistenza di Saluzzo è attestata per la prima volta nel 1028 in un atto in cui è citato un “castrum”, possedimento del marchese di Torino, Olderico Manfredi, della famiglia degli Arduinici. Tuttavia rinvenimenti archeologici di epoca romana inducono a pensare a un insediamento preesistente


ISTITUZIONE DEL COMUNE
L’11 marzo del 1477 i rappresentanti della comunità saluzzese ottengono dal marchese Ludovico II la concessione delle prerogative politiche. Gli statuti sono approvati dal medesimo marchese il 3 gennaio 1480.

ABITANTI :16.091

SUPERFICIE TERRITORIALE IN KM2 E ALTITUDINE S.L.M.
75,78 Km2 di superficie, 340 m sul livello del mare

FRAZIONI:Cervignasco, Via dei Romani

SEDE DEL PALAZZO MUNICIPALE
Il Comune ha sede nell’antico collegio dei Gesuiti, in Via Macallè n. 9. Cap. 12037. tel. 0175.211311; fax 0175.211328; protocollo@comune.saluzzo.cn.it

BIBLIOTECHE E MUSEI E RELATIVI INDIRIZZI
Biblioteca Civica “A. Sacharov”, Via Alessandro Volta 37
Museo Civico “Casa Cavassa”, Via San Giovanni, 5
Casa natale di Silvio Pellico, piazzetta dei Mondagli, 5
Torre Civica, piazzetta San Giovanni

BREVE DESCRIZIONE DEGLI AVVENIMENTI STORICI
Documentata fin dall’anno 1000, la “curtis” Saluzzo è marchesato d’origine aleramica già alla fine del 1100; quattordici marchesi si succedono alla guida del piccolo stato di confine, che mantiene, anche grazie ai legami politici e culturali con la vicina Francia, la propria autonomia politica giungendo perfino a contendere ai Savoia il predominio del Piemonte e la costruzione di uno stato regionale. Il Marchesato di Saluzzo raggiunge la massima fortuna nel XV secolo, sotto i successivi governi di Ludovico I e Ludovico II, quando all’espansione economica e ad una crescente prosperità, garantite da un lungo periodo di pace interna ed esterna, corrisponde lo splendore delle arti e delle lettere. Nel 1511 ottiene dal papa Giulio II l’istituzione della Diocesi. In questi anni Saluzzo assume l’aspetto di una piccola capitale con il centro storico disteso a ventaglio sulla collina ed in origine racchiuso da una  duplice cerchia di mura ­- soluzioni urbanistiche di fine '400 conservate pressoché intatte fino ai giorni nostri.
Peraltro, già nel secolo successivo, inizia la decadenza: travolto dalla contesa francoimperiale, il piccolo stato è infine annesso al Ducato sabaudo (Trattato di Lione, 1601), nella cui storia da allora confluirà. Nel ‘700 si assiste alla ripresa economica e demografica: la città si espande al piano e sotto il Regno di Sardegna è capoluogo di provincia. Durante la parentesi napoleonica (1796-1814) è annessa al regno francese nel Dipartimento della Stura; costituito il regno d’Italia, fu nominata capoluogo di circondario e sede di sottoprefettura.

PERSONAGGI ILLUSTRI
Cesare Arbasia (1547? – 1607): pittore di corte di Carlo Emanuele I di Savoia. Fu attivo in Spagna (Cattedrali di Malaga e Cordoba), a Roma – ove fondò l’Accademia di San Luca, e nei domini sabaudi.

Michele Todini (Saluzzo, 1625 ca. - Francia, forse Parigi, dopo 1676): costruttore di "meravigliosi meccanismi musicali", divenne famoso per la galleria armonica, un clavicembalo con i registri del violino e della lira, collegato automaticamente ad altri tre clavicem­bali minori e ad un organo. Acqui­stata dalla famiglia Verospi e collocata nel palazzo di famiglia presso la Chiesa di S. Maddalena in Roma, la Galleria costituiva, ancora un secolo dopo, la meta di curiosi viaggiatori.

Gioffredo Cappa (1647? – 6.08.1717):  aprì in città un laboratorio di liuteria, fu il più importante liutaio piemontese dei secc. XVII e XVIII: lo stile dei suoi lavori ai modelli degli Amati, tanto da rendere spesso problematica l'attribuzione. Apprezzate tra gli altri da Pugnani, Viotti e Paganini, le sue opere servirono egregiamente alla nascente scuola violinista piemontese e ancor oggi sono molto ricercate.

Giuseppe Angelo dei conti di Saluzzo (1734 – Torino 1810): fisico e chimico, fondò a Torino l’Accademia delle Scienze e ne fu il primo presidente.

Silvio Saverio Balbis (Caraglio, 29 ottobre 1737 - Saluzzo, 23 luglio 1796): di famiglia saluzzese, fu apprezzato autore di poesie e tra i primi a scrivere in dialetto piemontese. Guida all'ambiente culturale saluzzese dell'epoca, la sua casa era frequentata da Onorato Pellico, padre di Silvio, di cui Balbis è padrino.

Giovanni Battista Bodoni (1740 – Parma 1813):si formò nell’arte tipografica nell’officina paterna saluzzese. Diresse la Stamperia Ducale di Parma nel 1768, disegnò e incise caratteri tipografici di estrema eleganza in tutti gli alfabeti conosciuti, pubblicò sontuose edizioni, ancor oggi riconosciute quali esempio di stile. Ha lasciato alla città natale una preziosa e importante collezione di 250 opere, conservate presso la Biblioteca Civica.

Delfino Muletti (1755 – Cuneo 1808): di professione avvocato, ordinò l’archivio della città studiando e pubblicandone i documenti nelle “Memorie storiche e diplomatiche appartenenti alla città e ai Marchesi di Saluzzo”, minuziosa storia della città in dieci volumi dalle origini all’inizio dell’800.

Diodata Saluzzo Roero (1774 – Torino 1840) figlia del conte Giuseppe Angelo Saluzzo, svolse un’intensa attività letteraria; anticipatrice del romanticismo, apprezzata da Monti e dall’Alfieri, Intrattenne rapporti epistolari con Madame di Staël, Monti, Bettinelli, Parini, Manzoni. Godette del consenso di Santorre di Santarosa, Ludovico di Breme, Foscolo, Byron, Lamartine.

Goffredo Casalis (Saluzzo, 1781 - Torino 10.3.1856): Laureato in lettere, sacerdote, in giovinezza fu apprezzato autore di versi. Si dedicò poi a studi di filologia e di storia, che fruttarono in trent'anni di costante lavoro il monumentale "Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna" in 28 volumi (Torino, 1848).

Silvio Pellico (1789 – Torino 1854): patriota e scrittore, in gioventù fu autore teatrale di grande successo (Francesca da Rimini, 1815).  Carbonaro e redattore de “il conciliatore”, storico giornali antiabsburgico, fu incarcerato nella fortezza dello Spielberg. Raggiunse fama mondiale con “Le mie prigioni” (1832), pubblicato dopo la liberazione, toccante testimonianza dell’esperienza spirituale e politica del primo Risorgimento.

Carlo Alberto Dalla Chiesa (27.09.1920 - Palermo 1982):fece la prima esperienza bellica come sottotenente di fanteria in Montenegro, e nel '42 passò nell'Arma dei carabinieri partecipando alla guerra di liberazione, alla cui conclusione fu decorato con medaglia d'argento al valor militare e con due croci al merito. Nel 1978 gli fu affidato l'incarico di coordinare le forze di polizia impegnate nella lotta contro il terrorismo; l’anno successivo fu promosso generale di divisione nella I divisione carabinieri «Pastrengo» di Milano; nel 1981 fu nominato vice comandante generale dell'Arma. Pochi mesi dopo gli fu affidata dal governo la prefettura di Palermo per arginare la recrudescenza della mafia, che il 3 settembre 1982 lo uccise all’uscita dalla prefettura.

Magda Olivero (1910 - vivente)Sin dall'infanzia dimostra indubbie qua­lità artistiche e studia pianoforte, armonia, contrappunto e canto; debutta al Teatro Vittorio Emanuele di Torino nel 1933 nel ruolo di Lauretta nell’opera «Gianni Schicchi» di Puccini. Giunge ben presto nei maggiori teatri italiani con le opere del più acclamato re­pertorio operistico, eccellendo in «Traviata» e «Adriana Lecouvreur», l'opera più «sua», a giudizio dello stesso autore, Francesco Cilea. All'estero calca i più importanti palcoscenici, accol­ta sempre con entusiasmo, particolarmente negli Stati Uniti.

MONUMENTI

Castello inferiore dei Marchesi, detto “la Castiglia”, costruito nel 1270 dal Marchese Tommaso I al vertice del Borgo superiore,  fu radicalmente ristrutturato nel 1492 da Ludovico II che, per l'arrivo della seconda moglie Margherità di Foix, ne rinnovò splendidamente l'arredamento e le decorazioni e aggiunse il giardino ed il torrione rotondo. Ridotto a romantica rovina dopo la fine del Marchesato, fu adibito a carcere agli inizi del 1800 con lavori di ristrutturazione che lo modificarono ampiamente. Rimasto casa di detenzione fino al 1992, attualmente è in corso un attento restauro per restituire il monumento alla fruizione pubblica.
Salita al Castello, l’antica “platea”, centro della vita sociale ed economica del Marchesato, la via che conduce alla “Castiglia” è definita da eleganti palazzi nobiliari (sec. XV), scanditi da loggiati, portici, affreschi a “grisaille” e decorazioni in cotto, in un continuum armonioso che comprende l’antica Zecca, la Casa bassa dei Marchesi, il Palazzo delle Arti liberali, l’antico Comune.

Torre Civica, edificata nel 1462 quale simbolo della comunità cittadina, fu sopraelevata nella seconda metà del 1500 con la cuspide poligonale sormontata dalla guglia con lo stemma di Saluzzo, la banderuola e un’aquila. All’interno era la campana che scandiva le ore della vita cittadina. Con i suoi 48 metri di altezza la loggetta è un eccezionale punto panoramico sulla città, la pianura e la cerchia del Monviso.
Convento di San Giovanni, la Chiesa (sec. XII – XVI) racchiude dietro la spoglia facciata (restauro 1929) veri tesori d’arte nelle tre splendide navate culminanti nell’abside con la cappella sepolcrale dei Marchesi, capolavoro del gotico fiammeggiante (seconda metà sec. XV). Nell’annesso convento, sovrastato dal campanile (1366) con al sommo il gallo segnatempo filofrancese,  dal chiostro quadrato (1466) si accede al refettorio, in cui è collocato il grande affresco cinquecentesco della Crocifissione, e alla sala capitolare, dove si trova la cappella funebre dei Cavassa, eretta intorno al 1510.

Casa Cavassa, oggi Museo civico, fu signorile dimora di Galeazzo e Francesco dei Cavassa, nobile famiglia originaria di Carmagnola, entrambi vicari generali dei Marchesi. Restaurata a fine ‘800 da Emanuele Tapparelli d’Azeglio e da lui donata alla città, presenta una sequenza di sale con soffitti lignei dipinti, pareti decorate e arredi in stile e d’epoca, affreschi e quadri; tra le opere d’arte si segnala la pala d’altare della “Madonna della Misericordia”, capolavoro del pittore fiammingo Hans Clemer (1499).
Cattedrale di Maria Assunta, eretta tra il 1491 e il 1511 sull’antica Pieve di Santa Maria fuori le mura, per ospitare il seggio vescovile. L’edificio, con paramento in mattoni a vista, ha una struttura poderosa ed è articolato in tre navate di 81 metri di lunghezza coperte da volte a crociera; l’altezza della navata centrale è di 21 metri. Tra le opere custodite si segnalano il Crocefisso ligneo del sec. XIV; l’altare maggiore barocco, opera del luganese Plura risalente al sec. XVIII; il gruppo in terracotta della Deposizione (fine sec. XVI).
La cappella laterale del Santissimo ospita infine il quattrocentesco polittico di Hans Clemer.

Casa Pellico, Posta nella scenografica piazzetta dei Mondagli, uno degli angoli più suggestivi del centro storico di Saluzzo, è un edificio di origine medioevale. Quattro archi ogivali, decorati ad affresco, ne costituiscono la struttura portante; una sopraelevazione cinquecentesca aggiunse le loggette all'ultimo piano, ora murate, mentre data agli inizi dell'ottocento la loggia chiusa e terrazzata al piano della piazzetta, su cui si affaccia il salone neoclassico elegantemente e interamente decorato. Nel piccolo appartamento del primo piano, lo scrittore e patriota Silvio Pellico nacque il 25 giugno 1789 e trascorse i primi anni d'infanzia, serbando però per tutta la vita un ricordo affettuoso e grato della città natale, luogo letterario della memoria felice e degli affetti. 

ITINERARIO CITTADINO
Dall’attuale Piazza Risorgimento, un suggestivo percorso di visita si snoda dalla grandiosa Cattedrale di Maria Assunta, eretta tra il 1491 e il 1511 sull’antica Pieve di Santa Maria fuori le mura, per ospitare il seggio vescovile (all’interno: Crocefisso ligneo - sec. XIV; altare maggiore barocco del luganese Plura - sec. XVIII; polittico di Hans Clemer nella cappella del Santissimo - sec. XV; gruppo in terracotta della Deposizione - fine sec. XVI).

Attraverso la porta S. Maria (1379) e la medievale via dei "Portici Scür" lungo l'antico Vescovado, si raggiunge la scenografica piazzetta dei Mondagli, uno degli angoli più suggestivi del centro storico. Qui si affacciano la Biblioteca Civica, il Monastero dell'Annunziata, sede della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale, e la casa dalle caratteristiche arcate medievali dove nacque nel 1789 lo scrittore carbonaro Silvio Pellico. Al pianterreno dell'edificio ha sede l'ufficio IAT (Informazione e Accoglienza Turistica). Di lì, con rapida salita dal pilone raffigurante San Chiaffredo, patrono della città, attraverso la via Muletti e via Valoria superiore si giunge alla Salita al Castello, l'antica "platea", centro della vita sociale ed economica del Marchesato definita da eleganti palazzi nobiliari (sec. XV), scanditi da loggiati, portici, affreschi a "grisaille" e decorazioni in cotto, in un continuum armonico che comprende l'antica Zecca, il palazzo Della Chiesa d'Isasca il palazzo delle Arti Liberali e  l'Antico Palazzo comunale dominato dalla torre quadrata, edificata nel 1462 quale simbolo della comunità cittadina. La loggetta, con i suoi 48 metri di altezza, costituisce un eccezionale punto panoramico sulla città, la pianura e la cerchia del Monviso.

Culmine del borgo medievale è la piazza Castello, con al centro la storica fontana della Drancia, sormontata dall'imponente sagoma del torrione della Castiglia, di cui è attualmente in corso un attento restauro per restituire il monumento alla frizione pubblica. Dalla parte sinistra di piazza Castello si raggiunge il convento di S. Bernardino, dall’interessante volta barocca decorata a prospettive architettoniche. Proseguendo lungo la via vecchia di Manta, sorge la cinquecentesca Villa Radicati, o del Belvedere (in restauro), di cui è visitabile nelle domeniche d’estate il parco romantico con il pozzo dalla caratteristica copertura a scandole policrome.

Si ritorna nella salita al Castello e ridiscendendo verso il Belvedere, lungo la contrada di San Giovanni, l’omonima chiesa (sec. XIII-XVI) racchiude dentro la spoglia facciata veri tesori d’arte nelle tre splendide navate culminanti nell’abside con la cappella sepolcrale dei Marchesi,
capolavoro del gotico fiammeggiante (seconda metà sec. XV). Nell’annesso convento, so vrastato dal campanile (1366) con al sommo il gallo segnatempo filofrancese, dal chiostro quadrato (1466) si accede al refettorio (affresco della Crocifissione, sec. XVI) e alla sala capitolare (cappella funebre dei Cavassa, 1510 circa).
Proseguendo in via San Giovanni, si giunge a Casa Cavassa, oggi Museo Civico, un tempo signorile dimora di Galeazzo e Francesco dei Cavassa, vicari generali dei Marchesi. Restaurata a fine ‘800 da Emanuele Tapparelli d’Azeglio e da lui donata alla città, presenta una sequenza di sale con soffitti lignei dipinti, pareti decorate e arredi in stile e d’epoca, affreschi e quadri; tra le opere d’arte si segnala la Madonna della Misericordia, capolavoro di Hans Clemer (1499)

Uscendo da Casa Cavassa si fiancheggia il settecentesco palazzo dei marchesi del Carretto. Dallo stesso si può ammirare il panorama sul Monviso. Vicina è la chiesa di S. Bernardo (sec. XIV-XVI) da cui, seguendo la strada omonima, si arriva in via Griselda, così intitolata in ricordo della  protagonista di una novella del Decameron di Giovanni Boccaccio, ambientata a Saluzzo intorno all'anno Mille. La strada fiancheggiata da edifici settecenteschi, conduce al Municipio, costruito nel 1726 quale collegio dei Gesuiti su progetto dell'architetto Francesco Gallo.  Da via Palazzo di città si passa in via San Nicola e si giunge nell'omonima piazzetta su cui prospettano la chiesa di San Nicola e la  confraternità della Misericordia (detta anche "Croce nera"), edificata nel 1761 in misurate forme barocche, la cui facciatala cui facciata in cotto a doppio ordine di colonne costituisce una quinta scenografica di sicuro effetto.
Ritornati in via Palazzo di città, attraverso la Porta Vacca si entra nei quartieri ottocenteschi, sviluppatisi fuori dalle mura grazie all’apertura dello scalo ferroviario (1856). (cfr itinerario ottocentesco)

Infine, proseguendo lungo Corso Piemonte in direzioni delle Valli Po e Bronda, s'incontrano l’ampio quadrilatero del quartiere di Cavalleria, oro polo scolastico e sede espositiva, la Chiesa di S. Agostino e la Chiesa della Consolata, di cui sono degni di nota il campanile romanico e l'affresco della danza macabra.

ITINERARIO OTTOCENTESCO
Fino a tutto il 1600, Saluzzo ha mantenuto il tessuto urbanistico medievale, racchiuso entra la cerchia di mura edificata nel 1370. A partire dal XVIII secolo, venute meno le esigenze difensive, le nuove costruzioni abbandonarono progressivamente le pendici della collina a favore della base; il nuovo sviluppo urbanistico si consolidò il secolo successivo con la creazione dei quartieri ottocenteschi, ossia di quell’area compresa tra l’asse viario di Corso Italia e Corso Piemonte e le  Piazze Montebello, Cavour e Garibaldi, creatasi in seguito agli ampliamenti della città verificatisi nel corso del 1800, dopo l’apertura dello scalo ferroviario nell’attuale Piazza Cavour (1856). Le nuove costruzioni, edificate prevalentemente nel corso  degli anni ‘55/’59, servirono da un lato quale biglietto da visita di una città che allora godeva del rango di capoluogo di provincia – è il caso di Via Silvio Pellico, un tempo denominata appunto Via dello Scalo e dall’altra quale sede ideale per servizi a favore della collettività, quali ad esempio i nuovi macelli e il peso pubblico. I successivi ampliamenti intercorsi nel Novecento hanno determinato la creazione di numerosi spazi commerciali, occupati non soltanto da negozi, ma anche da strutture ricettive e di ospitalità quali alberghi, bar, ristoranti, così da divenire il vero cuore pulsante dell’economia cittadina.
Un itinerario ideale non può che avere inizio da Piazza Risorgimento, da sempre il centro delle attività commerciali. Sorta dalle successive modificazioni apportate all’antico rivellino (fortificazione eretta a protezione della porta della città alta) fino agli anni Sessanta ha ospitato il tipico mercato delle acciughe. A lato della piazza la Porta di Santa Maria (rifacimento del 1792) presenta un frontone ricco di stucchi con simboli di trofei e armi sabaude; nella cupola dell'introdosso dell'arco un affresco devozionale raffigura la Vergine con bambino tra San Sebastiano e San Rocco.
Percorrendo i portici di corso Italia, sorti verso la fine  del ’700 sul luogo delle antiche mura trecenteschi, si giunge in Piazza Vineis, dove fa bella mostra di sé il monumento a Silvio Pellico opera dello scultore Simonetta (1863), che raffigura l'autore de “Le mie prigioni”, nato a Saluzzo nel 1789, appoggiato a u muro da cui pende una catena. Di fronte al monumento prende avvio la strada intitolata allo scrittore risorgimentale: fu edificata nel 1856 in modo da avere “al fianco due isolati uniformi, con portici ad uso pubblico, da conservarsi in perpetuo tali a comodo di ognuno”, per collegare scenograficamente la nuova stazione ferroviaria all’asse viario di Corso Italia.
Nell'adiacente piazzetta Denina, sorge il monumento a Carlo Denina (1874), che ricorda l'illustre storico nato a Revello, bibliotecario di Napoleone e autore de “Le rivoluzioni d'Italia”.
Proseguendo lungo Via Silvio Pellico si giunge in Piazza Cavour, l'antico scalo ferroviario. L'edificio della stazione (1856-57) è oggi sede dell'ufficio delle Entrate. Nel 1879 un parte della piazza venne coperta mediante la costruzione della tettoia metallica o “ala di ferro” che serviva, come ancora oggi, per il mercato coperto.
Attorno a Piazza Risorgimento, degna di interesse è Via Spielberg, così intitolata a ricordo del luogo di detenzione reso celebre da Silvio Pellico; collega la Piazza Risorgimento con l’Ospedale ed il borgo a levante della città, oggi denominato “Borgo ‘900”. Davanti all'Ospedale, in Piazza Dante, si erge il monumento a Giovambattista Bodoni, in marmo (1874), che rappresenta il grande tipografo nato a Saluzzo nel 1840 appoggiato ad un torchio e con in mano un compositoio. Alle spalle della statua si trova l'asilo infantile, fondato nel 1841 - il primo in Piemonte – e successivamente intitolato alla Regina Margherita.


I DINTORNI
STAFFARDA
L’abbazia di Staffarda è situata nel territorio del comune di Revello, a circa 10 chilometri da Saluzzo e 7 da Cavour, sulla statale 589 dei laghi di Avigliana in una zona di pianura a cui fa da cornice un’ampia cerchia di monti, sormontati dal dente aguzzo del Monviso.
Il terreno, allora inospitale, fu donato nei primi anni del XII secolo dal marchese Manfredo I ai monaci cistercensi provenienti dalla Francia. I frati bonificarono e vi edificarono un imponente ed articolato complesso di costruzioni tra cui la chiesa abbaziale, il chiostro, la foresteria, il mercato coperto. Nel 1750 una bolla pontificia a firma di Benedetto XIV affidò l'Abbazia all'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
.
La Chiesa, in stile romanico-gotico, è divisa in tre navate e orientata simbolicamente con l'altare rivolto a levante.
L'interno è spoglio, per effetto della ricollocazione degli splendidi stalli lignei del XVI secolo voluta da Carlo Alberto nel 1846: degli arredi originali si conserva soltanto il pulpito tardo gotico, addossato al secondo pilastro sulla sinistra. L’aspetto è comunque solenne ed è decorato dall'alternarsi dei colori rosso e grigio delle volte a crociera e dei pilastri, tutti diversi tra di loro, per dimensioni, forma, capitelli e decorazioni.

L'altare maggiore è sormontato dallo splendido polittico cinquecentesco di Pascale Oddone. La struttura centrale ospita scene della vita della Vergine, mentre sulla parte interna dei due sportelli sono dipinte la Resurrezione, l'Ascensione di Cristo, la discesa dello Spirito Santo e l'Incoronazione di Maria.
Sulla parte esterna del polittico sono invece ritratti i Santi Benedetto e  Bernardo di Clairvaux, l'arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata.

Il chiostro quadrato, situato a sud della chiesa abbaziale, è caratterizzato dal colore rosso cupo scandito da colonne di marmo bianco.
Il campanile, eretto nel 1250, è in stile gotico, sormontato da una cuspide in mattoni.

REVELLO
È un antico borgo situato ai piedi del monte Bracco, in cui sono presenti alcune testimonianze artistiche di pregevole fattura, a partire dal palazzo civico, edificato nei primi anni del XVI secolo quale residenza estiva della Marchesa Margherita di Foix
palazzo Civico fu al tempo dei Marchesi di Saluzzo un elegante Castello edificato nei primi anni del secolo XVI, a forma quadrata, con tre torri d'angolo a pianta circolare. Il cortile interno è delimitato da un portico sorretto da colonne in mattoni laterizio.
Nel lato a ponente, sulla verticale dell'unica torre rimasta, si trova la Cappella Marchionale, di architettura tardo-gotica Presenta una pianta rettangolare che culmina con un abside pentagonale. Alle pareti fanno bella mostra di sé numerose pitture forse attribuibili al maestro di corte dei Marchesi di Saluzzo, il fiammingo Hans Clemer. La parete opposta all'abside è affrescata da un grande dipinto dell'ultima cena, il cui autore sembra essersi ispirato alla celebre opera di Leonardo da Vinci.
All’estremità occidentale del centro storico sorge la chiesa della Collegiata, eretta verso la fine del XV secolo, per decreto dell’allora papa Sisto IV (1483) sollecitato dalle richieste della Comunità Revellese e del marchese Ludovico II.
Lo stile è tardo gotico, dalle forme misurate ed eleganti, con alcuni particolari che prefigurano già il successivo stile rinascimentale. Tutta la struttura è lineare e solenne, compreso il campanile ad otto piani, con finestre incompiute e privo di cuspide.
Tra le opere d’arte ivi contenute si segnalano il portale, realizzato in marmo di Calcinere (Valle Po) nel 1534 da Matteo Sanmicheli da Porlezza (Como), la porta in legno di vite, suddivisa in venti pannelli recanti intagli di figure grottesche, fogliami intrecciati,vasi, ghirlande, grifoni, colombe e forme geometriche e il pulpito in noce, realizzato dagli artigiani dell'Abbazia di Staffarda intorno alla metà del XVII secolo e adornato da figure di evangelisti e prelati.
Notevole è infine il Polittico dei Santi Pietro e Paolo di Hans Clemer, composto da sei tavole adornate da una cornice dorata con intarsi geometri bicromatici. Nelle tre tavole inferiori sono rappresentati i santi Pietro, Giovanni Battista e Paolo, in quelle superiori compaiono i Santi Costanzo e Chiaffredo e l’adorazione dei Magi.


MANTA
In direzione di Cuneo, a tre soli chilometri dal centro di Saluzzo, nel Comune di Manta si erge sulla collina il Castello di Manta. Come tutti i castelli del Marchesato di Saluzzo, presenta caratteri tipici in relazione all’ubicazione lungo la linea difensiva di Busca Revello, concordemente alla politica filo francese dei Marchesi aleramici, a partire già da Tommaso II. Nel 1227 Manta offre la propria dedizione alla comunità saviglianese, libera da ogni gravame od imposizione. Il castello diventa proprietà di famiglie nobili, che dominano sul territorio fino al 1280. Ritornato ai Marchesi di Saluzzo, Tommaso III (l’autore de Le Chevalier Errant) lascia in eredità al suo figliastro Valerano (detto il Burdo), con testamento del 15 ottobre 1416, “caestrum et villam”, cioè l’interno feudo ed il maniero. Valerano e in seguito suo nipote Valerio, nel 1587, ampliano l’antica roccaforte con grandi sale, con grandi scale e logge. Nel 1860, un terzo dell’edificio viene abbattuto.

All’interno, la Sala Baronale conserva un documento pittorico considerato tra i più importanti del periodo del gotico internazionale: il pittore dipinse in una parte della sala i personaggi del romanzo cavalleresco Le Chevalier Errant del marchese Tommaso III e di fronte la celebre Fontana della giovinezza. Una copia manoscritta del romanzo è ancora conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, mentre una seconda copia, gravemente danneggiata dall’incendio del 1904, si trova invece nella Biblioteca Nazionale di Torino. Queste, attraverso le loro miniature, offrono la giusta chiave di lettura del ciclo degli affreschi della sala baronale.
A destra del camino, quasi a grandezza naturale, si stagliano diciotto figure su un fondo color pergamena. Sono gli eroi pagani Ettore, Alessandro Magno e Giulio Cesare; gli israeliti Giosuè, il re Davide e Giuda Maccabeo; i cristiani re Artù, Carlo Magno, e Goffredo di Buglione. Le eroine sono: Delfila, Sinope, Ippolita, Semiramide, Etiope, Lampeto, Teuca, Pentesilea e Tamiri.

Per alcuni studiosi, questi personaggi potrebbero rappresentare i primi nove Marchesi con le rispettive consorti. Un alberello di essenze sempre diverse – ai rami del quale è appeso uno scudo – separa l’uno dall’altro i personaggi. Eroi ed eroine, anche sotto i sontuosi abiti, indossano un’armatura.
Un grande ciclo, dunque, fa riscontro, sull’altro lato della sala, l’affresco della Fontana della Giovinezza, allegoria di moda nei castelli d’oltralpe del ‘300. Con arguzia e sarcasmo è descritta la cavalcata di imperatori, vescovi, regine in corsa affannosa per riacquistare il vigore della lontana giovinezza. Sappiamo che gli “eroi” e le “eroine” vennero fatte dipingere da Valerano. Ma quando? Da chi? Su questi argomenti la storia e la critica dell’arte hanno debuttato su pagine e pagine, riuscendo a determinare solo in via d’ipotesi tanto il periodo (1440) quanto l’autore, detto il Maestro della Manta.

Al primo piano del castello si visitano inoltre, la Sala delle Grottesche e una galleria, decorate da figure allegoriche e scene mitologiche risalenti al 1570.
Dal 1984 il castello ed il parco sono stati donati dai conti De Rege Theusauro al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, che l’ha, in seguito, aperto al pubblico.
LAGNASCO
Nella pianura a est di Saluzzo, Lagnasco è un comune prettamente agricolo, caratterizzato da rinomati frutteti e allevamenti bovini, oltre che dallo straordinario complesso monumentale dei Castelli dei Tapparelli d’Azeglio
Almeno inizialmente non si trattava di un vero e proprio Castello, quanto piuttosto di un fortilizio difensivo (poco più di una torre), edificato verso il 1100 nell'angolo nord-est dell'attuale complesso.
verso il 1500 da struttura di difesa venne trasformato in struttura residenziale, mediante la creazione di un grande complesso, all'interno del quale si individuano ben tre castelli.
All'interno delle maniche di est e ovest è possibile ammirare un ciclo pittorico Rinascimentale di notevole importanza sia per la sua bellezza che per i temi mitologici presentati.
Il castello di levante si presenta con due grandi logge verso l'alto e con due grosse torri quadre ai lati, in una delle quali alloggiò Carlo Emanuele I, quando nel 1630 fu ospite dei Tapparelli. Al primo piano è situato lo splendido “salone degli scudi”, un grande locale a pianta rettangolare, adornato da un fregio araldico composto da 167 scudi ripartiti fra le travi del soffitto e le pareti.
Si tratta è la più completa ed importante raccolta di blasoni antichi sopravissuta in provincia di Cuneo.

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